Prima di tutto partiamo con i fatti. Giorno 2 febbraio 2007, ore 18 stadio "Massimino", la partita che tutti aspettavamo, il derby di Sicilia che metteva di fronte la terza e la quarta forza del campionato, Catania e Palermo. Il giorno dopo si aspetta l' appuntamento religioso per i catanesi, la festa di S. Agata. Un fine settimana da brivido. Si inizia con gli spalti stracolmi, gli ospiti ancora devono arrivare, e spettacolari coreografie, fino alla conclusione del primo tempo che scorre in modo avvincente. Fischio dell' arbitro ed inizio del secondo tempo. Dopo dieci minuti accade qualcosa di strano, non in campo, bensì in curva nord : la parte centrale si svuota e una gran massa di persone esce fuori lo stadio. Dopo si capisce che in coincidenza stanno arrivando i tifosi rosanero, scortati dalle forze dell' ordine, per entrare nel loro settore. Da dentro non si avverte cosa stia succedendo, anche se un paio di lacrimogeni che arrivano in curva fanno pensare a degli scontri. In piazza Spedini e nella via che costeggia la curva nord, si sta scatenando una vera guerriglia di inaudita violenza, con lanci di vari oggetti nei confronti della Polizia. Era tutto premeditato. La chiamata, che da fuori è arrivata per avvertire chi stava dentro della vicinanza degli ospiti, e il vile attacco nei confronti dei tutori dell' ordine. Tutto questo mentre la partita era in corso, quella partita che tutti aspettavamo. Le immagini tv offrono uno spettacolo impressionante, tutto il mondo collegato ed i giornalisti di molti paesi, qui anche per le festività "Agatine", possono vedere la ferocia di certi delinquenti, non chiamiamoli di certo tifosi che con il calcio non hanno niente a che fare, anzi lo usano come pretesto per la loro esplosione di violenza. Come quando ci furono incidenti nel derby tra Catania e Messina, dove restò gravemente ferito un agente. Qualche ora dopo si apprende la più tragica delle notizie: a causa di un violento colpo che viene sferrato sull' addome di un poliziotto, perde la vita FILIPPO RACITI, un ispettore capo della Polizia. Sgomento per tutti, ma soprattutto per la famiglia del defunto, la moglie e due figli di 15 e 8 anni. Questi sono i fatti, tragici ed indimenticabili fatti. La sera stessa e i giorni dopo tante prese di posizione, tanti pensieri affiorano sulla mente di tutti. Dal governo, che pensa ad un inasprimento delle pene, ai vertici del calcio che fermano i campionati e promettono un giro di vite. Gare di solidarietà per garantire un futuro quantomeno stabile alla vedova ed ai figli. Grazie ad un lavoro certosino di Polizia e Magistratura, alla giustizia, vengono assicurati molti dei quali hanno partecipato agli scontri, ma non ancora l' autore materiale dell' omicidio.

A livello personale, la morte dell' amico e collega Filippo, mi ha creato un dolore immenso, come a quelle migliaia di persone che hanno portato un omaggio di presenza in camera ardente e poi ai funerali in piazza Duomo, in coincidenza della messa di S. Agata. Da sempre tifoso, volevo eliminare tutto ciò che mi rappresentava il Catania, oscurando il sito e decidendo di chiudere con questo mondo, che appassiona milioni di persone. Tutto ciò costruito in anni di sacrificio è finito in un attimo. Speravo almeno che la perdita di Filippo portasse almeno a veri cambiamenti nell' ambiente del pallone, insomma che non sia vana, con una stretta per tutti quegli stadi che non sono a norma, la messa in condizione di chi va allo stadio per garantire l 'ordine pubblico di lavorare bene ed importante per quella certezza della pena per chi sbaglia che ultimamente tra indulti e leggerezze, in un certo senso non garantisce il quieto vivere. Tanti messaggi di brave persone, tante attestazioni per fortuna della stragrande maggioranza di una città che si è visto macchiare l 'immagine irrimediabilmente per molto tempo, per colpa di maledetti spregevoli, mi hanno fatto riflettere. Camminando per le strade vedevo i bambini con la maglietta del Catania, e questo mi faceva ben sperare che tra qualche anno da noi si sarebbe tifato solo per i rossazzurri e non più per le squadre del nord. Gli stessi bambini ai quali non sai come spiegare quello che è successo. Si può solo dire che ci sono degli animali, perché di uomini non si tratta, che sfogano la loro violenza allo stadio come nella quotidianità sociale. Allora si devono individuare e mettere dietro le sbarre; chi sbaglia deve pagare. Il calcio resta un bello sport e così deve continuare. "La cosa più importante tra le meno importanti". Certo queste mie parole, anche se vogliamo egoistiche, non restituiranno mai un uomo vero, un coraggioso poliziotto, un marito a Marisa ed un padre affettuoso a Fabiana ed Alessio, che porteranno per sempre nel cuore il suo ricordo con la vita che prosegue. CIAO FILIPPO!

" SPERIAMO CHE IL TUO SACRIFICIO APRA IL CUORE E LE COSCIENZE DI TUTTI QUELLI CHE PER PRETESTO VANNO ALLO STADIO PER DELINQUERE, INFANGANDO IL NOME DI UNA CITTA' "
IN MEMORIA DELL' ISPETTORE DI POLIZIA FILIPPO RACITI

03-04-2007
Con 244 voti
favorevoli, un voto contrario e 20 astenuti (tutti della Lega) il Senato ha
approvato definitivamente il ddl 1314-B di conversione del decreto-legge n. 8,
recante "misure urgenti per la prevenzione e la repressione di fenomeni di
violenza connessi a competizioni calcistiche".
Tra le maggiori novità introdotte dal decreto convertito si segnalano:
- la possibilità di sottoporre a diffida anche i minori degli anni 18 che
abbiano compiuto gli anni 14.
-l'aumento del periodo massimo di diffida da 3 a 5 anni.
-il divieto di introdurre negli impianti sportivi, striscioni e cartelli che,
comunque, incitino alla violenza o che contengano ingiurie o minacce. Salvo che
costituisca più grave reato, la violazione del suddetto divieto è punita con
l’arresto da tre mesi ad un anno
-l'inasprimento delle pene nell’ipotesi di lesioni personali cagionate a un
pubblico ufficiale in servizio di ordine pubblico in occasione di manifestazioni
sportive. Le lesioni gravi sono punite con la reclusione da quattro a dieci
anni; le lesioni gravissime, con la reclusione da otto a sedici anni.
-Rilascio di biglietti gratuiti per i minori: le società organizzatrici delle
manifestazioni sportive sono tenute a rilasciare, anche in deroga al limite
numerico biglietti gratuiti nominativi per minori di anni quattordici
accompagnati da un genitore o da un parente fino al quarto grado, nella misura
massima di un minore per ciascun adulto, per un numero di manifestazioni
sportive non inferiore al 50 per cento di quelle organizzate nell’anno. L’adulto
assicura la sorveglianza sul minore per tutta la durata della manifestazione
sportiva.
A distanza di un anno dal tragico evento, le indagini hanno portato due nomi dei possibili assassini di Filippo, Antonino Speziale e Daniele Micale. Numerosi invece gli arrestati, denunciati e "daspati" che hanno partecipato agli scontri. Ma, un parere personale, la giustizia Italiana, macchinosa e iper burocratica, a volte non assicura quella certezza della pena, che non servirebbe certo a lenire il dolore di una famiglia che a perso un caro, ma quanto meno ad avere un futuro piu' sicuro.
10-02-2010
Il Tribunale per i minorenni di Catania ha condannato a 14 anni di reclusione e a cinque anni di interdizione Antonino Speziale, ritenuto responsabile dell'omicidio dell'ispettore di polizia Filippo Raciti. L'accusa aveva chiesto la sua condanna a 15 anni di reclusione per omicidio preterintenzionale. Secondo la tesi accolta dai giudici, Speziale, insieme a Daniele Micale (in attesa di giudizio in Corte d'Assise), avrebbe causato le ferite letali a Raciti scaglindogli contro un lavello sdradicato dai bagni dello stadio. Decisivo per la ricostruzione dei fatti un filmato del sistema di video sorveglianza dell'impianto catanese. Per l'altro presunto colpevole la richiesta dell'accusa è di 11 anni di reclusione.
22-03-2010
La prima Corte d'assise di Catania,
accogliendo integralmente la richiesta del pm Andrea Bonomo, ha condannato ad
undici anni di reclusione, per omicidio preterintezionale, Daniele Natale Micale,
23 anni, a conclusione del processo per la morte dell'ispettore Filippo Raciti,
deceduto per le ferite riportate durante gli scontri dentro e fuori lo stadio
"Angelo Massimino" il 2 febbraio del 2007 durante il derby con il Palermo. La
Corte ha condannato l'imputato al pagamento di 25mila euro ciascuno alla
presidenza del Consiglio dei ministri e al ministero dell'Interno per danni non
patrimoniali. I giudici hanno disposto il pagamento esecutivo di una
provvisionale di 75mila euro ciascuno per la vedova e i due figli dell'ispettore
Raciti e di 50mila euro per il ministero dell'Interno. Micale ha accolto la
sentenza in aula abbracciato dalla madre che è scoppiata in lacrime. Il giovane
rimane in libertà in attesa del ricorso che è stato annunciato dai suoi legali.
Micale era stato arrestato il 1 aprile del 2008 dalla polizia per concorso
nell'omicidio dell'ispettore di polizia. Era stato scarcerato il 20 giugno
successivo dalla quinta sezione penale del Tribunale del riesame di Catania, che
aveva accolto la richiesta dei suoi legali, gli avvocati Mimmo Cannavò ed
Eugenio De Luca, di revoca dell'ordine di custodia in carcere ritenendo venute
meno le esigenze cautelari. All'identificazione di Micale la polizia era giunta
attraverso un indumento: una felpa nera, personalizzata, con la scritta "Meglio
diffidato che servo dello Stato" accanto all'effige che riproduce un elefante
color rossazzurro e alla scritta bianca con la dicitura Ultras. È stato
l'elemento determinante a scagionare il fratello gemello dell'indagato, Antonio,
che il 2 febbraio del 2007 era al Massimino, ma non indossava quella felpa.
L'imputato si è sempre riconosciuto nelle immagini del sistema televisivo che lo
riprende mentre assieme a Antonino Speziale ha in mano un sottolavello. Ma
Micale ha sempre ribadito di essersi "sostanzialmente limitato ad appoggiare la
mano sul pezzo di lamiera" che "teneva una persona" a lui sconosciuta, di
"essersi distratto alla ricerca con lo sguardo di un amico" che era con lui e
quindi di "non avere visto se ci fossero stati contatti con le forze
dell'ordine".
novembre-2011
Il sostituto procuratore generale Mariella Ledda ha chiesto la condanna a 11 anni di reclusione nel processo di secondo grado a Antonino Speziale, il giovane accusato dell'omicidio preterintenzionale dell'ispettore di polizia Filippo Raciti, morto per i postumi di ferite riportate durante gli scontri del derby di calcio Catania-Palermo il 2 febbraio 2007 nello stadio Angelo Massimino. In primo grado Speziale è stato condannato a 14 anni di reclusione. Il pg ha chiesto 11 anni e sei mesi per l'omicidio preterintenzionale e 6 mesi per la resistenza a pubblico ufficiale. La prossima udienza con le arringhe dei difensori è stata fissata per il 18 novembre. Il processo si celebra davanti alla Corte d'appello per i minorenni di Catania perché l'imputato all'epoca dei fatti non era ancora maggiorenne. L'udienza è stata caratterizzata dalla testimonianza di un sottufficiale dei carabinieri. Il maresciallo del 12° reggimento non ha riconosciuto il lavello che ha colpito l'ispettore Raciti. Gli è stato mostrato in aula come l'oggetto che aveva visto durante gli scontri. Il carabiniere aveva detto durante l'inchiesta di avere visto strisciare per terra al Massimino un lavello di lamiera: quello - ha ribadito in aula - però era completo di vasche per l'acqua, mentre questo ne è sprovvisto. Secondo l'accusa Speziale, durante l'arrivo dei tifosi del Palermo al Massimino avrebbe lasciato il suo posto allo stadio per scontrarsi con gli ultras rivali e avrebbe utilizzato un sottolavello in metallo, usandolo a mo' d'ariete, contro le forze dell'ordine che cercavano di bloccarli. In quell'occasione, davanti all'ingresso della Curva Nord, avrebbe ferito mortalmente, con una lesione al fegato, l'ispettore Raciti. Con lui avrebbe agito anche un altro ultras etneo, Daniele Micale, che, in un processo separato, la Corte d'assise di Catania, il 23 marzo del 2010, ha condannato a 11 anni di reclusione, sentenza confermata in secondo grado lo scorso 21 ottobre: 10 per omicidio preterintenzionale e un anno per resistenza aggravata a pubblico ufficiale. Una sentenza che il pg Mariella Ledda ha chiesto venga acquisita agli atti di questo procedimento ma che i giudici, accogliendo la richiesta del legale di Speziale, l'avvocato Giuseppe Lipera, ha respinto.