
Luciano Gaucci e il figlio Riccardo.
Da "Il Corriere dello Sport" del 26 maggio 2000
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A Roma la conclusione delle trattative. Un affare tra i dieci e i dodici miliardi. Dopo i play off (è impegnata la Viterbese, l’altra squadra di Gaucci) sapremo tutto. Intanto Simonelli, assente da Catania da una settimana, si è dimesso anche se il suo contratto scade il prossimo anno. Ora andrà al Campobasso? di Luigi Ioele ROMA - Il derby lo ha vinto lui, Luciano Gaucci, da ieri proprietario del Catania, la società che fu dì Angelo Massimino e che lo stesso Massimino ha portato fino alla serie A. I Virlinzi, imprenditori catanesi, possono tranquillamente mettersi l’anima in pace. I Massimino, rappresentati dall’avv. Conti e dall’ingegnere Russo, ieri introvabili, insieme alla vedova Codiglione hanno scelto Luciano Gaucci, presidente del Perugia e proprietario della Viterbese, impegnata nei play off per la B con l’Ascoli, quei play off che il Catania ha lungamente sognato. Luciano Gaucci, che è sempre stato un genuino, non ammette d’essere diventato il proprietario del Catania, ma di far parte di un gruppo straniero che ha rilevato la società: "Stiamo discutendo - ha detto al telefono - da più giorni con la famiglia Massimino. Ieri la conclusione con la firma di un preliminare di accordo tra l’avv. Blasi in rappresentanza di una società straniera, la Winpole Group inc, e la famiglia Massimino proprietaria del Catania. Tra quindici-venti giorni verranno rese note le modalità di accordo". Presidente Gaucci, abbiamo chiesto al telefono, sia sincero, Lei entrerà massicciamente nei Catania? Non dica di no, perché non crediamo ad un Gaucci che sta ai margini di una società di calcio: "E infatti non sarà così. Spero di entrare a far parte di questa società, nei modi e nei termini in cui dico io. Per ora fermiamoci qui. C’è questo accordo scritto, poi si vedrà. Saranno fatti programmi seri che devono rispecchiare le forze di questa città". E’ chiaro che Luciano Gaucci, in questo momento, non vuole portare turbative nella Viterbese che proprio dopodomani aspetta sul proprio campo l’Ascoli. Da qui i quindici venti giorni di tempo per ufficializzare il tutto. Insomma un arrivederci a dopo la conclusione (4 o 11 giugno, dipende se la Viterbese si qualifica o meno per la finalissima) dei play off. A quel tempo tutto sarà più chiaro e Gaucci potrà agire liberamente senza alcun condizionamento. Difficile dire oggi come oggi chi sarà il presidente, e chi renderà in mano le redini della società rossoazzurra. Potrebbe essere Pippo Baudo, ma lo stesso presentatore Tv ci ha dichiarato, tempo fa, che non conosce Gaucci. Potrebbe essere Alessandro Tulliani, amministratore delegato della Viterbese, fratello dell’attuale fidanzata di Gaucci, Elisabetta, potrebbe essere un personaggio molto in vista di Catania (è la soluzione più probabile). Il tempo per decidere c’è e le stesso Gaucci lo ha evidenziato allorché ha detto che il tutto sarà ufficializzato più in là. Chi ci è rimasto male, ovviamente, è il gruppo Virlinzi, la famiglia di imprenditori catanesi, molto in vista in città, il gruppo al quale era legato Pippo Baudo che a noi non ha mai negato la possibilità di diventare l’uomo immagine della società catanese. I Virlinzi, che erano in stretto contatto con Luciano Moggi, ieri in Sicilia, hanno trattato con la famiglia Massimino e quando pensavano d’aver raggiunto l’accordo, hanno visto franare sotto i piedi il terreno. Ieri hanno girato tutta Catania alla ricerca di un referente, ma non lo potevano trovare essendo quasi tutti a Roma per firmare il preliminare di accordo. Nomi e somme non se ne sono fatte, ma da indiscrezioni l’operazione sarebbe costata intorno ai dieci miliardi, la metà, se vogliamo di quanto è costato il Palermo da parte di Franco Sensi. E’ chiaro che prima di firmare l’accordo la famiglia Massimino ha dovuto chiarire la sua posizione finanziaria, soprattutto nei confronti dei creditori, primo fra tutti quel o tutti quel Turi Massimino verso il quale i tifosi rossoazzurri hanno contestato ad inizio settimana. Nella trattativa si era inserito anche Nino Pulvirenti, ma una volta preso visione della situazione ha preferito ritirarsi senza eccessivo clamore. Dal problema società al problema allenatore. Gianni Simonelli, vincolato con la società rossoazzurra fino a giugno 2001 dalla scorsa settimana non allena la squadra che viene seguita dall’allenatore in seconda. Simonelli se n’è tornato a Napoli. Qualche giorno fa avevamo esposto la situazione all’ing. Russo, che aveva giustificato la partenza con un permesso chiesto ed accordato. Ma le cose non stavano così. Gianni Simonelli, vista la situazione venutasi a creare a Catania, vista la contestazione della settimana scorsa con uova marce sulla squadra, da persona seria qual è, non se l’è sentita di continuare ad essere l’allenatore del Catania e si è dimesso. Lo abbiamo rintracciato a Napoli e lo stesso tecnico ha detto: "Sì, è vero, il mio contratto scade a giugno del prossimo anno, ma non me la sento di restare in una società a dispetto dei santi. Per ora voglio riposarmi, poi vedremo il da fare". Chiediamo: "Obiettivo Campobasso?". Risposta: "Nel modo più assoluto no". Staremo a vedere.
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